La trasmutazione della sostanza emozionale

Immagine alchemica

Poi l'Eterno Iddio disse: "Ecco l'uomo e' diventato come uno di noi, quanto a conoscenza del bene e del male. Ma ora, che egli non stenda la mano e prenda anche il frutto dell'Albero della Vita, e ne mangi e viva per sempre."
Così Egli scaccio' l'uomo, e pose a oriente del giardino d'Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via all'Albero della Vita.
Gen 3,22-24

Compiendo uno sforzo di concentrazione contro la meccanicità dell’immaginazione negativa e delle emozioni negative, stiamo lavorando a livello alchemico. La ferma Volontà del « testimone » di percepire il mondo in maniera differente sviluppa attrito contro la volontà dell’apparato psicofisico di continuare a pensare come ha sempre fatto. Questo attrito è un Fuoco che agisce sulle sostanze presenti nella macchina biologica, per crearne di nuove, che vanno a costruire il « corpo astrale » e il « corpo di gloria ».
Il termine Nigredo, o Opera al Nero, sta proprio a indicare l’annerimento, la « cottura » delle sostanze che compongono la natura animale. Grazie all’emergere di un « testimone » distaccato, gli aspetti più grossolani della macchina biologica non vengono più alimentati e vanno in putrefazione (termine alchemico).
Le vecchie sostanze vengono incenerite, e da queste ceneri nascono nuove materie. Le materie sottili che emergono da questo processo formano i corpi sottili, l’Uomo Nuovo.
L’anima non è un concetto astratto, ma qualcosa di fisico, sebbene di una fisicità molto sottile e per noi intangibile. Possiamo quindi parlare di « corpo dell'anima » come di un fenomeno perfettamente reale. Compiendo un lavoro alchemico, ci identifichiamo sempre di più con l’anima e allo stesso tempo stiamo costruendo il suo corpo sottile, il « corpo di gloria », quello attraverso cui percepiremo il mondo quando saremo entrati nello stato di coscienza del Regno dei Cieli.

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Se, ad esempio, la nostra macchina biologica sta provando rabbia, ciò vuol dire che essa è pervasa dalla “sostanza” della rabbia, cioè da un aggregato di atomi con una certa struttura. Oltre che manifestarsi sul piano emotivo, questa sostanza agisce anche a livello mentale – dove prende la forma dell’immaginazione negativa – e a livello fisico – dove provoca varie alterazioni in ambito ormonale, circolatorio e muscolare.
Se noi cerchiamo di ostacolare tali manifestazioni della rabbia, osservandole in maniera distaccata e imponendoci un nuovo modo di ragionare, creiamo una certa dose di attrito; questo è un «fuoco» che agisce sulla sostanza della rabbia e fa in modo che si produca da essa una differente materia, che si cristallizza nell’anima. Il «fuoco» cuoce gli atomi della sostanza grossolana e modifica la loro struttura.
Questo mutamento strutturale dei nostri atomi è anche conosciuto come «redenzione della materia». Per il fatto di appartenere alla macchina biologica di individui che nel corso della loro vita stanno praticando un lavoro di trasformazione interiore, questi atomi vengono cambiati per sempre.
La «cottura» o l’incenerimento, a cui si fa riferimento nei testi alchemici riguarda proprio questo processo. Il presupposto teorico – verificabile sperimentalmente – è che le nostre emozioni non siano "enti astratti" privi di consistenza – come alcuni studiosi oltraggiosamente stupidi si ostinano a pensare – ma sostanze fisiche composte di atomi, la cui struttura può venire modificata coscientemente.
Questa "nuova materia" è molto più sottile e delicata di quella da cui ha avuto origine. Essa quindi si cristallizza – si fissa, per usare un termine alchemico – non nel nostro apparato psicofisico, dove si trovano la rabbia e le altre emozioni grossolane, bensì nel "corpo dell’anima". In questo corpo etereo e impalpabile, la nuova sostanza, risultante dalla rabbia, dà origine a un "senso dell’anima".
Così come l’apparato psicofisico, anche l’anima ha i suoi sensi, attraverso i quali percepisce il Regno dei Cieli invece che il mondo illusorio. Questi sensi sottili sono fabbricati con la sostanza ricavata dalle emozioni negative, quando vengono trasmutate in emozioni superiori.

Notiamo, a questo punto, che il lavoro di trasformazione interiore non è un lavoro psicologico, morale o spirituale, bensì un processo squisitamente fisico, che si produce attraverso la creazione di sostanze che sono fisiche e di corpi che sono fisici – anche se appartengono a una fisicità meno grossolana di quella che siamo abituati a misurare con i mezzi comuni.

Testi sull'argomento:
OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata
Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)

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