LAVORO SULLE EMOZIONI NEGATIVE - parte II

Leonardo da Vinci, L'ultima cena (1495-97)

[43]Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; [44]ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, [45]perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. [46]Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? [47]E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? [48]Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
Mt 5,43-48

Gestione delle emozioni negative

Fino a ora siamo intervenuti nei momenti della giornata seguenti o precedenti le emozioni negative, avvicinandoci sempre di più a esse, ma adesso si tratta di prendere di petto queste espressioni e cercare di non manifestarle all'esterno. Non si tratta di non provarle, per ora non provarle non è possibile; non siamo nemmeno in grado di cogliere l'attimo in cui l'emozione negativa nasce, quindi cercare di non provarla per ora è fantascienza.
D'altronde se non provassimo emozioni negative, come potremmo usarle per creare sostanze nuove? Trasmutare è il nostro scopo, non rifiutare o eliminare. Senza le emozioni negative verrebbe a mancare l'indispensabile materiale per la nostra evoluzione, i metalli da cui far scaturire l'Oro. L'alchimista che vuole trasmutare il piombo in oro, non prova certo odio o rifiuto verso il piombo, tutt'altro, per lui è prezioso alla pari dell'oro stesso, in quanto sa che esso contiene in potenza il metallo più nobile. La circostanza che si trovino in noi delle emozioni negative su cui poter lavorare è pertanto una benedizione!
Possiamo però sforzarci (e ci accorgeremo presto di quanto non sia facile) di non far uscire all'esterno l'emozione negativa - pur continuando a considerarla un aspetto prezioso di noi e non un lato oscuro da schiacciare. Si tratta di tenerla dentro e osservarla, anziché darle libero sfogo urlando in faccia a qualcuno la nostra rabbia. Si tratta di tenerla dentro e osservarla, anziché darle libero sfogo pronunciando frasi o compiendo altre azioni che siano dettate dall'emozione negativa che stiamo provando.
Questo è il senso del detto occulto "cavalcare la Tigre". E' indispensabile osservarsi attentamente per cercare di capire in quali momenti stiamo parlando o agendo guidati dalla manifestazione di tali emozioni. Quante frasi diciamo per rabbia, per invidia, per vendetta, per gelosia, per paura di essere abbandonati, per paura di fare una brutta figura? Non manifestare l'emozione negativa significa non parlare o agire come conseguenza di emozioni negative che non riusciamo a tenere dentro.
Non manifestarla significa cominciare a  p o s s e d e r l a, a farla propria anziché continuare a subirla. L'emozione negativa non è nostra e la sua manifestazione non è voluta da noi. Essa è un'entità esterna a noi che ci possiede sfruttando la nostra attitudine a risuonare con lei. Se per questioni karmiche dentro di noi esiste già una certa predisposizione alla rabbia allora il « demone della rabbia » può entrare in risonanza con noi e prenderci, usarci per scaricarsi sul piano materiale.
Allora al fine di liberarci è imperativo che noi interveniamo coscientemente e decidiamo con tutta la volontà di cui siamo capaci di essere noi a possedere lui. In questo modo acquisiremo il potere di controllo su quel « demone », cioè su quella particolare « forza della natura », e ciò ci metterà a disposizione nuovi poteri occulti utilizzabili per modificare magicamente la realtà.

Per non manifestare le emozioni negative è necessaria una buona capacità di essere presenti e svegli durante tutto l'arco della giornata; si tratta di collegare il ricordo di sé a queste emozioni. Risulta infatti ovvio che per non manifestarle dobbiamo innanzitutto ricordarci di farlo. Se tutto nella nostra vita scorre senza attenzione, inosservato, allora non trasmuteremo mai le nostre emozioni, bensì le rafforzeremo nello stato in cui si trovano. Dobbiamo sforzarci di ricordarci di noi non appena ci accorgiamo di essere preda di un'emozione negativa e fermarne immediatamente la manifestazione esteriore.
Per molto tempo ancora non riusciremo a coglierla all'inizio, ma non è questo lo scopo della presente fase del lavoro; per adesso lo scopo è sorprendersi nel bel mezzo della gelosia, della rabbia o del desiderio di vendetta. Allora ci si può sforzare di smettere con la manifestazione esteriore dell'emozione negativa e con i pensieri negativi a essa collegati.
L'emozione va fatta bruciare all'interno, nel « crogiuolo »! Il crogiuolo è il nostro Cuore in embrione, prima che si trasformi totalmente in Lapis Philosophorum, cioè in una « pietra magica » capace di trasmutare ogni bruttezza in Bellezza e ogni fastidio in Gioia. E' infatti possibile agire su un'emozione negativa solo se si crea il giusto « ambiente mentale » e, soprattutto, se la si porta nel Cuore, cioè se si comincia a osservarla con gli occhi dell'anima.
Lasciamo che il 'fuoco lento' crei il giusto attrito tra l'antico e il nuovo trasformando le vecchie sostanze nelle nuove che ci sono necessarie. Riportare alla mente il differente modo di pensare esposto nel precedente capitolo servirà a non giustificare l'emozione negativa e ci fornirà l'energia necessaria a interromperla. Unicamente in tali condizioni esiste la possibilità che finalmente il Cuore emerga; esso è al contempo causa ed effetto della trasmutazione. La macchina biologica è la nostra officina alchemica.

Si tenga presente che certi piccoli fastidi saremo subito in grado di non manifestarli all'esterno, già dall'inizio del nostro lavoro su noi stessi, mentre per quanto concerne le emozioni più pesanti la prima fase del lavoro perdurerà forse per anni. Procedendo per tentativi distingueremo presto fra ciò che siamo già in grado di gestire in una certa misura, ciò su cui possiamo lavorare 'a distanza' appena ce ne ricordiamo (prima fase del lavoro) e ciò che per ora è meglio lasciar perdere perché fuori dalla nostra portata.
In ogni caso lavorare con impegno sulle piccole cose ci fornirà l'energia giusta per lavorare in seguito anche sulle manifestazioni più profonde e radicate. Il nostro obiettivo è accumulare energia evitando inutili dispersioni. Molte emozioni negative possono essere semplicemente eliminate come insetti fastidiosi, altre invece saranno usate quali sostanze per la trasmutazione in emozioni superiori.

la Maddalena e Pietro, dall'Ultima cena

Giustificazioni

Una giustificazione molto usata riguardo le emozioni negative è: "Reprimere le emozioni è dannoso, causa squilibri, e prima o poi queste esplodono tutte insieme."
Chiariamo subito cosa è la repressione. La repressione avviene in due casi principali:
1) quando noi vorremmo esprimere un'emozione ma non possiamo perché l'ambiente sociale ci impedisce di farlo liberamente;
2) quando noi non riusciamo a esprimere le nostre emozioni perché non siamo capaci di farlo, siamo così condizionati dalla paura interiore che le emozioni faticano a sgorgare da noi.
In entrambi questi casi la non-manifestazione delle emozioni è INVOLONTARIA: si vorrebbero esprimere delle emozioni, ma non si può, e a volte non si confessa nemmeno a sé stessi questa impossibilità. Noi però stiamo parlando di tutt'altro. Qui si tratta di un lavoro COSCIENTE: noi operiamo con le emozioni negative all'interno di un contesto di lavoro su di sé, dopo aver compreso la natura delle emozioni negative e la loro grande utilità per il nostro risveglio. Per tale motivo è essenziale creare dentro di noi un « ambiente mentale » dove tali manifestazioni non vengono più giustificate e ricercate: "Ho capito che ne sono schiavo, che non sono io a decidere di provarle, che loro mi usano, quindi voglio assumerne il controllo e sfruttarle".
Un uomo può lavorare su di sé solo volontariamente, come conseguenza dell'essersi accorto che per lui è il modo migliore di affrontare la vita. Gli stessi comportamenti possono divenire dannosi quando risultano inconsapevoli o imposti dall'esterno.

Un'altra giustificazione che contribuisce a tener vive le emozioni negative è la convinzione diffusa che la loro causa sia esterna e non interna. Questo è forse l'ostacolo mentale più grosso da superare. Gli uomini sono convinti che le loro emozioni abbiano origine all'esterno e che cambiando la situazione esterna non proverebbero più quell'emozione negativa: "Mi sono arrabbiato perché lui mi ha insultato" "Sto male perché il mio partner mi ha tradito" "Sono depresso perché il mondo fa schifo e la mia vita fa schifo" "Quelle persone mi mettono in imbarazzo" "Sono infastidito da quella persona così materiale e ignorante" "Odio la prepotenza" "Odio la guerra".
L'emozione negativa non riguarda mai la presenza o l'assenza di una particolare condizione, altrimenti di fronte alla stessa condizione tutti avrebbero le stesse reazioni; essa riguarda invece la struttura della nostra macchina, i suoi condizionamenti. Tutte le volte che giudichiamo sbagliato o ingiusto qualcuno o qualcosa ci predisponiamo a un'emozione negativa. Se nei nostri vecchi e radicati schemi di pensiero ci sono molte idee di 'ingiusto' e di 'sbagliato' allora proveremo molte emozioni negative. La causa è nei nostri schemi, cioè nei nostri pregiudizi - i nostri giudizi preconfezionati su fatti e persone - non certo negli eventi, i quali sono di per sé stessi sempre neutrali.
Il nostro vecchio modo di vedere il mondo è l'unica causa della nostra sofferenza. Anche se riusciamo a mutare la situazione esterna, ma i nostri schemi mentali rimangono gli stessi, prima o poi ci creeremo intorno una situazione analoga dove proveremo sempre le medesime emozioni negative.

Se il nostro partner si innamora di un'altra persona si possono verificare due situazioni:
a) se la nostra macchina ha registrato in sé un pregiudizio riguardo il tradimento, riterremo sbagliato quell'evento e proveremo un'emozione negativa (rabbia, paura, desiderio di vendetta, ecc.);
b) se noi non siamo identificati con la macchina, bensì con il Cuore, proveremo le emozioni superiori che corrispondono, nel Cuore, a quelle che erano negative nella macchina. Ad es. proveremo gioia per il fatto che il partner si trova in una bella fase di innamoramento, invece di provare odio perché è innamorato di un'altra persona, e proveremo eccitazione per un futuro da single tutto da scoprire, invece che paura per essere rimasti soli.

Giustifichiamo con particolare forza la nostra emozione negativa quando a livello razionale siamo dalla parte della ragione. Immaginiamo di stare attraversando la strada sulle strisce pedonali e con il semaforo verde. Arriva un'auto pirata che passando con il semaforo rosso ci sfiora e ci fa cadere sul selciato; a un nostro accenno di protesta l'autista si ferma, grida che il semaforo era verde per lui, ci insulta e riparte.
Perché in questo caso l'emozione negativa che inevitabilmente proviamo è più forte del solito? Perché la giustifichiamo di più. Il fatto che la nostra percezione di giusto/sbagliato sia suffragata dal codice della strada, che è oggettivo, rende tale percezione più profonda, ma non per questo essa è meno fasulla.
La divisione giusto/sbagliato è fasulla, perché nella creazione non ci sono errori, non possono esistere persone oggettivamente sbagliate. Il concetto di errore è un parto della nostra mente e della sua visione alterata, non sintetica, non animica dell'universo. Vecchi e stupidi schemi di pensiero che ci fanno odiare chi non rispetta le regole o chi è aggressivo, ci costringono a trascorrere ore dentro emozioni negative che vanno dalla rabbia al senso di impotenza e dentro immaginazioni negative in cui pensiamo a cosa avremmo potuto fare a "quel criminale per dargli una lezione". 'Dare una lezione a qualcuno' è proprio una delle giustificazioni più utilizzate dalla mente: "Se qualcuno non gli dà una lezione e non gli fa capire che sbaglia, lui continuerà a sbagliare", e questo qualcuno che deve fargli capire che sbaglia siamo sempre noi!
L'educazione degli altri non ci deve interessare, almeno fino a quando non avremo trasmutato la nostra rabbia in un'emozione superiore, allora avremo la giusta lucidità e sapremo cosa fare per agire nel mondo. Il discernimento è una qualità che acquisiremo grazie al costante lavoro di espansione della coscienza.
Il fastidio verso chi è aggressivo o verso chi non rispetta le regole è qualcosa che riguarda esclusivamente noi, è una nostra caratteristica, uno schema attraverso cui guardiamo il mondo; il pirata della strada non c'entra niente con quello che noi proviamo, lui fa ciò che può fare in base agli schemi della sua personalità e muovendosi in linea con gli obiettivi del sua personale percorso evolutivo - che è differente dal nostro - e non deve certo chiedere il permesso a noi per agire.

Quando vediamo qualcosa di sbagliato e stiamo male per questo, non dobbiamo chiederci quale è la causa, esterna o interna che sia, di questa sensazione, ma solo concentrarci sul nostro stare male, sull'emozione negativa e agire su questa riportando alla mente un nuovo modo di pensare. Chi ha ragione e chi ha torto non ci deve interessare; cosa sia giusto e cosa sbagliato non ci riguarda. Noi non siamo giudici, stiamo compiendo un lavoro di trasformazione e solo questo deve occupare la nostra mente.
Mai cadere nelle giustificazioni scontate: "Questa è proprio un'ingiustizia, chiunque al mio posto si sarebbe arrabbiato". La giustificazione va nella direzione opposta al risveglio e non crea il giusto attrito utile a edificare un nuovo corpo. Teniamo sempre bene a mente il nostro scopo e non lasciamoci distrarre dagli eventi mondani.

Gesù, dall'Ultima cena

Emozioni superiori

Lavorando su di sé in maniera onesta si giungerà prima o poi a cogliere l'emozione sul nascere e a sostituirla con un impeto d'amore. Allora quando sentiremo un insulto provenire da qualcuno, noi saremo svegli e presenti, pronti a spostare il nostro centro di consapevolezza nel Cuore per cogliere lo stimolo esterno attraverso i nostri nuovi sensi, provando così una nuova emozione superiore, qualcosa che appartiene alla sfera della Gioia e dell'amore invece che alla sfera della rabbia e dell'angoscia.
Questa è la trasmutazione del piombo in oro, la realizzazione della Grande Opera: un'emozione negativa viene colta all'origine e attraverso un atto di volontà/amore viene immediatamente trasmutata in perdono, compassione, commozione... Un Uomo Nuovo fa sentire i suoi primi vagiti. Il binario attraverso cui fino a oggi abbiamo colto qualcosa che credevamo sbagliato, diviene immediatamente canale di conoscenza del Cuore, il 'centro emotivo superiore', il nostro Lapis Philosophorum; l'emozione negativa in un istante si trasmuta in emozione superiore e a noi si spalanca la Bellezza nascosta in quello che prima interpretavamo falsamente come un insulto.
Abbiamo conosciuto attraverso il Cuore. L'amore ha prevalso sulla separatività. Per la prima volta abbiamo deciso con consapevolezza di conoscere attraverso l'amore invece che per mezzo della mente e ci si è dischiuso uno spicchio di realtà. Abbiamo il controllo sul « demone » di quell'emozione: egli è ora ai nostri ordini e noi non lo siamo più ai suoi. Nuovi poteri magici sono in nostro possesso.
Se vogliamo che ciò avvenga sempre più spesso dobbiamo assaporare con tutto il nostro essere questi momenti. Dobbiamo nutrirci di queste emozioni superiori. Fare in modo che rimangano registrate dentro di noi. In seguito sarà impossibile cercare di descriverle con la mente, ma i nostri atomi ricordano... e ricordano bene.
Il Cuore nulla ha da spartire con il sentimentalismo; esso è l’organo dell’intelligenza, facoltà esclusivamente spirituale, non mentale. Il Cuore è l'« intelletto d'amore », per usare un'espressione dantesca, e ci dà la conoscenza oltre l'illusione, ci consente di intuire e di creare. Il Cuore ci rende geni.

Le emozioni superiori non possono però venire affrontate come le altre fasi del processo alchemico. Mentre all'inizio l'aspirante, sia esso maschio o femmina, si getta nel lavoro in maniera irruente, pronto a qualsiasi sforzo, con l'intento di « cavalcare la Tigre », adesso è tempo di cambiare atteggiamento. Il maschile deve fondersi con il femminile a formare l'« androgino ».
L'emozione superiore non può essere provocata con lo sforzo e con il desiderio, essa può unicamente venire attesa in uno stato di raccoglimento interiore e accolta nel momento in cui giunge. L'apertura del Cuore implica uno stato passivo, negativo e ricettivo: il Regno dei Cieli non viene più penetrato, bensì accolto nel proprio « utero ».
Ciò non significa che il Mago debba rinunciare alle sue caratteristiche di guerriero - tutt'altro - ma solo che egli combatterà con un'irruenza maschile sostenuta da un'energia femminile entrostante. La sua lotta esteriore sarà una danza interiore.
Quanto detto non comporta alcuna differenza fra l'alchimista maschio e l'alchimista femmina, in quanto si sta trattando di energie e non di aspetto fisico.

Un Cuore aperto rappresenta una incredibile e preziosa forza, capace da sola di dare origine a una "nuova vita", quale è appunto il corpo dell'anima. Come si è già detto il Cuore è insieme causa ed effetto della trasmutazione. Le emozioni superiori sono la conseguenza della cristallizzazione del corpo dell'anima, ma allo stesso tempo ne sono la causa: ogni attimo di commozione, ogni esplosione di Gioia o impulso al perdono costruiscono il « corpo di gloria ».
Quando noi cominciamo a padroneggiare le energie interiori invece che essere i loro burattini, possiamo accumularle e poi indirizzarle coscientemente all'esterno. I « demoni » sono sotto i nostri piedi. L'insegnamento, la guarigione, l'attività artistica e la lotta contro le forze involutive presenti sui piani sottili sono le principali vie attraverso cui si possono veicolare tali energie. Allora evolviamo alla velocità della luce e acquisiamo poteri sovranaturali straordinari. Diveniamo cioè veri Maghi. L'uomo che riesce a vincere e ad acquistare potere sulla propria personalità (tradizionalmente simboleggiata dal Serpente o dal Drago) può vincere anche sulle leggi della natura: guarigione da ogni malattia, sospensione dell'invecchiamento, chiaroveggenza, telepatia, preveggenza, immortalità, capacità di viaggiare in astrale, trasmutazione dei metalli ecc.

In conclusione vorremmo rammentare ciò che è stato detto all'inizio del capitolo "Le emozioni negative", dove facevamo notare che la costruzione del corpo dell'anima e l'identificazione con il Sé si conseguono attraverso due vie:
1) trasmutando le emozioni negative, che ci sottraggono energia e fino a oggi hanno preso il posto delle emozioni superiori;
2) nutrendosi di emozioni superiori, cioè, in ultima analisi, di ogni sfumatura dell'amore.
Le vie vanno intraprese entrambe perché sono interdipendenti. Una non ha senso senza l'altra.
Il primo « fuoco » a disposizione dell'alchimista è quello del ricordo di sé, il quale permette di aprire con violenza una breccia nell'addormentamento umano e di creare il giusto attrito fra l'innata tendenza a dormire della macchina biologica e il desiderio di risveglio dell'anima. Il secondo « fuoco » è quello dell'amore: questo è il fuoco più potente, quello che brucia ogni scoria e permette la completa trasmutazione del piombo in oro.
La via delle emozioni superiori implica anche il nutrirsi di arte, ogni genere di arte che si ritiene sia in grado di elevare le nostre vibrazioni e di aiutare l'apertura del Cuore - fruire dell'arte ma anche produrre arte. Nutrirsi di emozioni superiori significa pure ricercarle nella vita quotidiana: nei gesti, nelle parole e negli sguardi degli altri. Tutti noi siamo già capaci di provare delle emozioni superiori, ma questi brevi istanti vengono spesso soffocati dalle emozioni negative e si confondono con esse (l'amore che diventa gelosia, la compassione che diventa pietà, la potenza che diventa orgoglio...), oppure passano inosservati e classificati come sporadici 'momenti di commozione'.
Incredibilmente molti si vergognano dei momenti di commozione oppure credono che perdonare qualcuno sia una manifestazione di debolezza anziché di estrema forza. Invece è indispendabile al lavoro alchemico abituarsi a vivere nel perdono e nella compassione mantenendole vive e coltivandole come preziosi gioielli. Un'emozione superiore è effetto dell'apertura del Cuore e causa di ulteriore apertura del Cuore. Una sola emozione superiore provata davanti a un quadro, a una melodia o alla malattia di qualcuno, vale quanto anni di faticoso lavoro su di sé.
Chi vuole accelerare il proprio progresso dovrebbe tener conto di ciò. Spesso infatti si impiegano tutte le proprie energie nel lavoro di trasmutazione delle emozioni negative condotto con impegno giorno dopo giorno, e poi ci si lascia sfuggire l'occasione di compiere in una volta sola una trasmutazione di proporzioni eccezionali semplicemente abbandonandosi alla commozione di fronte a un'opera d'arte o perdonando qualcuno che, a nostro parere, ci ha fatto un torto.
Le emozioni superiori non ci sono quindi sconosciute, ma nell'uomo comune sono sporadiche e affidate al caso. Il lavoro su di sé consente di provocarle coscientemente ogni qualvolta lo si vuole, fino al punto di poter guardare ogni cosa attraverso i loro occhi.

Le operazioni descritte in questa sezione del sito (osservazione di sé, gestione di immaginazione negativa ed emozioni negative, immersione nelle emozioni superiori) rappresentano la struttura portante dell'intera Opus Magna, dai primi passi fino all'Opera al Rosso. Ogni altra pratica è coadiuvante, ma non fondamentale, per l'ottenimento delle qualità dell'alchimista.

The sacrament of the last supper, di Salvador Dalì, 1955

Testi sull'argomento:
OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata
Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)
RISVEGLIO
Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007)
IL POTERE DELLA KABBALAH
Yehuda Berg, Tea, Milano 2005 (2004)
L'APERTURA DEL CAMMINO
Isha Schwaller de Lubicz, Edizioni Riza, Milano 1999 (1985)
LA QUARTA VIA
P.D. Ouspensky, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1974 (1921-1946)
LA MACCHINA BIOLOGICA UMANA
E. J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 1999 (1991)

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