
Agli dèi bisogna farsi simili, non già agli uomini da bene: non l'esser esenti dal peccato, ma l'essere un dio è il fine.
Plotino
La fase successiva del progresso prevede l'ignificazione della luce astrale o rubedo.
Come l'allievo avrà già avuto modo di notare attraverso la pratica, in realtà le varie fasi del processo alchemico non sono rigorosamente successive e confinate entro limiti esattamente definiti. Ad esempio si è detto in precedenza che nigredo e albedo (solve et coagula) procedono parallelamente: alcune sostanze già disciolte iniziano a coagulare mentre altre stanno ancora disciogliendosi.
Ora si osservi che la fase di rubedo - spiritualizzazione della materia per discesa del Fuoco - inizia già al termine dell'Opera al Nero - creazione di un « testimone » e dissociazione dei composti psichici della personalità - e contribuisce in maniera essenziale alla fissazione del « corpo di gloria ». Spesso, sebbene in forma più blanda, inizia ancor prima, in pratica ogni volta che l'individuo è in grado di porsi in uno stato particolarmente ricettivo rispetto alle influenze superiori: "Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà" (Lc 22,42).
Nell'Opera al Rosso il Mago acquieta il suo corpo fisico di modo che i cinque sensi restino inattivi - come nello stato di meditazione - quindi ritira temporaneamente la sua coscienza nei veicoli sottili aprendo così i propri occhi su quei piani... e finalmente può portare a termine la Grande Opera, l'alchimizzazione della Terra, la trasmutazione del Piombo (il corpo fisico) in Oro (Spirito) dopo essere già passato per l'Argento (anima). Solo agendo come anima e non più come personalità egli ha il potere di spiritualizzare il corpo a mezzo dell'elemento Fuoco - lo Spirito Santo che egli fa discendere su di lui. Tale opera di « cristificazione » della materia si realizza solo se lo Spirito discende nel corpo attraverso l'autoconsapevolezza data dallo sviluppo dell'anima, cioè l'identificazione dell'uomo con il suo Sé.
Il Fuoco Celeste interviene fin dall'inizio dell'Opera al Bianco, ma in questa fase esso viene ulteriormente intensificato e fatto discendere « nel fondo del vaso » o « nel buio della miniera » a risvegliare il « cadavere », la macchina biologica addormentata.
Rendere immortale la carne - la resurrezione nella carne e della carne - è il raggiungimento finale; la discesa dello Spirito Santo e l'ascesa della materia.
Risulta chiaro come tale redenzione della materia la si possa effettuare solo prendendo le mosse da un principio superiore. Solo ora che il Mago ha la sua coscienza ben ferma nei mondi spirituali e non più nel cervello fisico, può agire liberamente - da padrone di casa - sulla sua carne e infonderla di Spirito. Come avrebbe potuto, prima, trasmutare il « cadavere » restando al contempo identificato con il suo Io mutevole, che è la coscienza di tale cadavere?
Ora tutto è compiuto, egli è "assunto nei Cieli con tutto il corpo".
L'assunzione nei Cieli con tutto il corpo indica pure che l'Universo stesso - l'intera manifestazione - è divenuto il corpo del mago. La sua coscienza non è più duale e separativa, non esiste più la divisione soggetto/oggetto: egli è l'Uno che si rende manifesto attraverso un Universo. L'Ego e il mondo non sono più due entità separate. L'Uomo Nuovo realizza che l'Ego non è mai stato presente, se non come illusorio senso di separazione dal resto del Creato: i suoi piccoli desideri sono scomparsi, non c'è più nulla da fare o da ottenere; persino il supremo desiderio di conseguire l'illuminazione ha perso consistenza. L'individuo si è auto-immolato, si è « sacrificato » (=fatto sacro). Ora c'è solo Quello.
Fonte del testo:
OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata
Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)