
Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli.
Lc 10,18-20
Questo importante assunto va tenuto bene a mente dall'allievo alchimista lungo tutto il corso del suo apprendimento. Egli non deve mai scordare, pena la mancata riuscita di tutti i suoi obiettivi, che l'individuo che oggi desidera divenire immortale non è e non può essere lo stesso individuo che domani lo diverrà. Tale uomo dovrà progressivamente morire e lasciare il posto a un Uomo Nuovo.
Un mortale non può divenire immortale. Un'entità che sente di essere nata in dato istante nel passato, necessariamente dovrà morire in un altro istante nel futuro. L'unica soluzione è dimenticare sé stessi per identificarsi interamente con un'entità che non è mai nata e non morirà mai: l'anima.
Il processo della morte dell'Io - cioè di tutti i desideri personali dell'allievo alchimista - è detto nigredo, l'Opera al Nero, la « putrefazione ».
Questa è l'impresa più difficile alla quale l’uomo possa mai sperare di giungere. È l'impresa dell'Eroe. L'alchimista si impegna a lavorare sistematicamente tutti i giorni per uccidere ciò che lui stesso è. La prima fase del lavoro alchemico è infatti la più ardua, lunga e delicata. Una volta portata a compimento questa in maniera perfetta, le fasi successive saranno rapide e semplici.
Il mago/alchimista deve possedere tali qualità:
· Volontà ferma.
· Costanza.
· Coraggio.
· Desiderio di amare tutte le cose e tutti gli uomini.
· Spirito di sacrificio per il bene degli altri.
Tutta la prima lunga fase del lavoro - conosciuta come dissociazione dei misti in termini alchemici - è illustrata nella sezione Lavoro Alchemico, che costituisce il corpo centrale del sito e, più in generale, dell'insegnamento ermetico.
L'Opera al Nero consiste in massima parte nell'attenta e costante osservazione di sé condotta dall'alchimista giorno dopo giorno. Un'osservazione distaccata, che non è macchiata da alcun giudizio, né di compiacimento né di rifiuto nei confronti degli aspetti del proprio carattere che inevitabilmente vengono alla luce. Egli si sforza di restare al di sopra delle divisioni fra bene e male, giusto e sbagliato in tutte le questioni che gli si presentano, interiori o esteriori che siano.
Il ricordo di sé è il mezzo attraverso il quale l'osservazione può potenziarsi e divenire una tecnica rapida ed efficace.
Parallelamente al ricordo di sé deve inziare il lavoro sull'immaginazione negativa e sulle emozioni negative, come descritto nella succitata sezione del sito.
L'osservazione neutrale che l'alchimista applica a tutte le manifestazioni di giudizio, desiderio, fastidio, depressione o contentezza... che fanno parte della sua personalità, fa sì che queste perdano progressivamente potere su di lui, divengano oggetti da lui slegati, fino a morire. E insieme ai desideri e alle repulsioni perisce anche il piccolo Io che da essi era tenuto in vita.
Nel corso del processo di « dissociazione dei misti » si manifestano spesso le più svariate reazioni. A causa del progressivo allontanarsi del centro di consapevolezza dell'individuo dall'identificazione con la sua macchina biologica, molti aspetti di questa, prima tenuti a bada da una forte presenza dell'Io, vengono ora disordinatamente alla luce e possono pertanto prodursi visioni: proiezioni simboliche del contenuto della psiche e delle forze che si muovono nel corpo, e quindi sempre facenti parte della natura inferiore.
Non creda dunque l'aspirante di aver ottenuto solo per questo la chiaroveggenza. Tale qualità sopraggiungerà con l'Opera al Bianco, e implica un vedere a partire da un nuovo organo di percezione: il Cuore.
Tutte le visioni astrali antecedenti questa fase riguardano unicamente incursioni disordinate in un mondo nel quale l'allievo per il momento può solo manifestare le stesse capacità di percezione e discriminazione di un infante appena giunto sulla Terra.
Se egli non si è ancora liberato dai legami mentali, emotivi e fisici della sua natura inferiore non potrà che vedere proiezioni astrali di tale natura, siano esse piacevoli o spiacevoli, e mai una verità oggettiva appartenente al piano dell'anima.
Fonte del testo:
OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata
Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)